Nella tua esperienza di insegnante, con quali questioni eticamente rilevanti ti confronti? Hai un caso da raccontare?

È sempre difficile decidere sul futuro di un ragazzo o di una ragazzo. Specie quando la situazione, per qualche ragione, è poco lineare, poco chiara, e ci si trova a dover scegliere senza grandi certezze, solo con qualche indizio e qualche intuizione. Una delle difficoltà maggiori sta nel tracciare una linea per i ragazzi con difficoltà di apprendimento, a vario livello, e capire quando fermarli e riorientarli su altri percorsi, e quando mantenerli agganciati al percorso principale. Ci sono strumenti compensativi e dispensativi, ci sono buone prassi da seguire, ci sono normative guida. Ma poi ogni caso è diverso. Abbiamo discusso, all’ultimo consiglio di classe, del percorso di un ragazzo di quinta che ha bisogni educativi speciali e sta facendo molta fatica. Era stato ammesso alla quinta già con qualche riserva. Lo conosco già da qualche anno e, in fondo, tutto il suo percorso è una somma di riserve, di spinte in avanti date nonostante tutto, per aiutarlo, per premiare la sua buona volontà – che è molta -, per riconoscere l’impegno e la collaborazione della famiglia. Ora siamo qui, di fronte alla realtà dei fatti di un allievo che non è in grado di preparare un esame di stato e, in tutta onestà, in termini di competenze, non dovrebbe essere ammesso all’esame. Entrano in gioco l’equità rispetto ai compagni e al sistema, ma anche la responsabilità rispetto al suo futuro, alle possibilità che superare una maturità gli aprirebbe davanti, alla difficoltà che un’esperienza negativa all’esame può invece portare con sé su un’autostima tanto a fatica consolidata. E ci siamo guardati, come gruppo docenti, e ci siamo detti che forse un segnale andava dato prima, che forse una maggiore responsabilità – scomoda e difficile e dura – nel riorientamento andava assunta prima, e non a pochi mesi dall’esame, quando lo scontro, lo scorno, la delusione possono essere ancora più complessi da gestire.

Quali sono gli elementi di aiuto, in situazioni di questo tipo?

Prendere una decisione collegialmente è sempre un grande aiuto e una garanzia, ma allo stesso tempo qualche volta si rischia di non prendere una vera decisione e di lasciare un po’ correre. O, semplicemente, le decisioni in gioco sono assai complicate e non abbiamo mai certezza di aver fatto la cosa giusta. A volte sì, il tempo ci dà ragione. Altre volte no, forse come in questo caso – e allora è più frustrante accettarne le conseguenze. In ogni caso, il dialogo tra il corpo docenti è un elemento decisivo e può anche aiutare a far maturare consapevolezza reciproca. Questo è importante, per aiutare i colleghi più giovani, ad esempio, ma anche per imparare da loro quanto di “fresco” hanno da portare.

Come si può contribuire a fare di un insegnante un buon insegnante?

L’insegnamento è fatto molto più di buon senso e prassi che non di teoria, e di fronte a casi, classi, alunni diversi, è difficile pensare a una risposta univoca. Uno strumento importante è quindi la raccolta delle buone prassi, che può tradursi ad esempio nella stesura protocolli interni di “consigli della nonna” che consentono di coprire l’inesperienza di un insegnante. C’è la necessità di aprire spazi di dialogo, meglio se guidati da una figura esterna che sappia finalizzare e quindi permettere la rielaborazione di ciascuno, dando vita a un’autoformazione dell’insegnante. Un’esperienza positiva che stiamo costruendo in questo senso nella nostra scuola riguarda il laboratorio di scrittura. Abbiamo cominciato a condividere in modo strutturato nel dipartimento di italiano i criteri e le griglie di valutazione, le modalità di correzione, gli esercizi, a confrontarci sulle modalità di restituzione dei compiti corretti, sull’organizzazione delle lezioni in un’ottica, appunto di laboratorio in piccolo gruppo. È stato un lavoro anche molto faticoso – ognuno tende a difendere un po’ il proprio territorio, giustamente! – ma adesso iniziamo a vedere qualche frutto in termini di maggior motivazione anche tra i ragazzi, oltre che tra di noi. E di sicuro la qualità della didattica è aumentata e il nostro ruolo di docenti di discipline umanistiche è maggiormente riconosciuto, anche all’interno della scuola… e questo aiuta a trovare un proprio spazio e ad avere un ritorno anche in termini di soddisfazione.

(a cura di Tiziana Faitini)

This interview was part of a project that has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under the Marie Skłodowska-Curie grant agreement No 665958

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